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Mates

È certificato, questo è un:

martedì, agosto 30, 2005

ma no che non ti amasso....

Oggi chiacchierando con il mio collega giapponese Masahide nella pausa pranzo, si parlava di piscine (noi non abbiamo il mare…).
Gli ho domandato se dove abita lui c’è una piscina, mi ha detto che c’è, ma è sempre affollata, allora gli ho chiesto se durante il giorno, quando c’è meno casino, sua moglie vada in piscina.
Mi ha detto di no, perché lei si vergogna. Io ho fatto la faccia a punto interrogativo, allora Masahide mi ha detto che le donne europee hanno un bel corpo, facendo ampi gesti internazionali ad indicare il seno, mentre le donne giapponesi sono “thin like a pencil”. Si è messo a ridere e poi mi ha detto che ha già provato a convincere sua moglie dicendole: “don’t worry, who will ever look at you?

Ahh che bello percepire quanto amore si nasconda dietro a queste semplici frasi!

messo da: Dedee alle ore 22:35 | link | commenti
nello scaffale: nihon
giovedì, luglio 28, 2005

Diari giapponesi VI -supplemento

Come scrissi un l’altro giorno in un commento al post sul sushi di Hardla , aggiorno i Diari Giapponesi con un supplemento sul sushi “hardcore”. Nel diario IV - Higashi-Matsuyama 2 - Dining out giá vi ho tediato con la storia del ristorante con l’acquario e i pesci arrostiti in tempo reale, ma le delizie della cucina nipponica non finiscono certo qua.
Una piccola precisazione prima di andare avanti: come tutti voi sicuramente sapete il termine sushi indica il riso cotto al vapore e insaporito con l’aceto di riso, ma nel gergo colloquiale il termine ha preso ad indicare il modo di preparare il riso e il pesce crudo. Esistono diverse categorie di “sushi”:

- Chirashi-sushi – tazza di riso con qualche pezzo di sashimi sopra.
- Inari-sushi –polpette di tofu fritte ripiene di riso.
- Maki-sushi – rotolini di riso e con pezzetti di verdure o pesce al centro, arrotolati in una “carta” a base di alghe, e a volte ricoperti di semi di cumino.
- Nigiri-sushi – quello che solitamente chiamiamo sushi, cioé polpettine di riso con un po’ di wasabi sopra e una fettina di pesce (o una frittatina) sdraiato sopra.
- Temaki-sushi – grossi rotoli, simili ai maki, ma molto piú grossi. È il modo in cui viene mangiato solitamente il sushi in casa, quando non si ha voglia di preparare i rotolini piccoli ed eleganti (sipotrebbe dire che equivale alla frittata di cipolla fredda mangiata in mutande davanti alla tv).

Quindi appurato che il termine sushi é generico, non volendo rompermi/ci le palle ad oltranza con le sottigliezze, useró sempre il termine sushi per indicare la cucina giapponese, e via.

Oltre al sushi di carne di cavallo, giá citato nei diari, che non dovrebbe far poi cosí effetto a chi normalmente mangia carne; esistono numerose altre varianti di sushi hardcore, tra le quali spicca sicuramente il living sushi. Piatto servito solo nei ristoranti di gran classe, trattasi di un pesce che viene aperto, ripulito delle viscere e spellato “on line – real time” vivo di fronte a te, poi messo su due spiedi, decorato ben bene e servito. Mentre si assapora la prelibatezza, sono ancora presenti riflessi nervosi che fanno vibrare la carne. Quando voi e i vostri commensali avete terminato di stacare i pezzetti di pesce dalla lisca, e vi sentite sazi e/o vi si sta rivoltando lo stomaco, il solerte cameriere prende il vassoio e lo porta in cucina. Sorseggiando un sakè pensate sia finita, e invece rieccovi il cameriere sorridente che riporta i resti del pesce fritti. In quel momento dovete dire di essere sazi e fare mille sorrisi, ma se un deficiente di vostro collega si azzarda a mangiare un pezzo di croccante lisca fritta, prima che possiate deliziosamente dargli una gomitata nella milza, si alzeranno ural di apporvazione da parte dei commensali e a quel punto sarete costretti ad assaggiarla anche voi.
Buon appetito!

messo da: Dedee alle ore 15:11 | link | commenti
nello scaffale: nihon
lunedì, maggio 09, 2005

Diari Giapponesi V - Flying back

Dopo aver lavorato un po’ e aver scritto un paio di mail, aver giocato un po’ al computer, scrivo l’ultimo capitolo dei miei diari giapponesi: eccomi di nuovo su un aereo. Stamani alle 5 e 30 é suonata la sveglia, dopo sole 4 ore di sonno. Ieri sera sono andato coi colleghi a festeggiare e poi ho dovuto fare le valigie.... sono arrivato con largo anticipo all’aeroporto, tanto che avrei quasi potuto prendere il volo precedente. 

 Il volo in business é come al solito confortevole, anche se oramai mi sto abituando e  sto diventado esigente.  

Avrei dovuto scrivere una cartolina a Lara, ma tornando dal lavoro alle 9, 9 e mezza non era facile, oggi all’aeroporto non ne ho trovate. Mi perdonerá leggendo i miei racconti? Ma, fosse solo per questa dimenticanza che dovessi chiedere perdono....

Tra x ore attereró a Parigi, poi trasferimento a Stuttgart, e sabato mattina, via di nuovo, destinazione, terza casa, Dubai, ferie, vacanza, sole, mare e non fare un cazzo.

messo da: Dedee alle ore 22:04 | link | commenti
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Diari Giapponesi IV - Higashi-Matsuyama 2 - Dining out

 Secondo giorno di lavoro, riunioni tutto il giorno. I giapponesi in riunione sono gentili, cortesi, annuiscono sempre, o al piú fanno una leggera smorfia, quando capiscono che glielo stai infilando sempre piú nel culo. Temo peró che sia tutto tempo perso. 

 Rimango in ufficio fino alle 20:30 e non sono l’ultimo ad uscire...  


Stasera sono solo, i colleghi non hanno un entertainment program per me. Vado in metro fino a Kawagoe e mi infilo in un ristorante vicino al mio albergo.


Un ristorantino piccolo, tradizionale, con tutte le scritte in giapponese, anche i numeri, che solitamente sono scritti nei nostri caratteri, in quel ristorante sono in caratteri tradizionali. Mi chiedo che cazzo ci faccio lì, perdipiù senza il mio vocabolario mentre oramai sono giá seduto e ho chiesto se hanno un menú in inglese, nessuna chance. Vabbé andiamo avanti, la faccia tosta non mi manca. Chiedo una birra, provo con "B E E R, O N E   B E E R   P L E A S E!"


La moglie del proprietario che sta dietro al banco nella “cucina” risponde con un sorriso (brutto segno, é imbarazzata), ripeto e lei si illumina e mi risponde “xyzxxazagfda BIRU ?” sembra simile a penna biro e a birra, dubitando di essere in una cartoleria gastronomica, ordino una biru, eureka! Ho imparato un’altra parola di giapponese.

 La cameriera mi porta la birra e io mi butto ad ordinare qualcosa, “sashimi”, capito, grande, ma poi mi fanno una controdomanda, ovvio é come dire “pasta” o “carne”, manca qualcosa, mi avranno chiesto che pesce voglio e gentilmente mi indicano i cartelli, delle piccole bandierine appese al muro, grazie, ma forse non avete capito che non parlo giapponese? Allora dico “mix” “mixtu” e indico il numero 3, prima all’occidentale, cioé pollice-indice-medio, poi alla giapponese anulare-mignolo, capito!

Perfetto mi arriveranno tre tipi di sashimi.

 Dopo un po’ arriva la cameriera con una scodellina con 3 pezzettini di sashimi di tonno.


Cazzo cazzo cazzo”.

 
Sorrido e decido di scolarmi la birra alla svelta e di portarlo via. Invece, quando sono giunto quasi alla fine della birra, ecco che mi arriva un meraviglioso piatto di sashimi: tonno, totano e un pesce indefinito, simile al tonno che mi dicono si chiami “cazzu”, sorvolo sui  possibili commenti.

 

Mi colpisce il fatto che accanto a me ci sia una vaca con dei pesci di media grandezza che hanno uno sguardo decisamente terrorizzato, ci credo sto mangiando sashimi.... ad un certo punto la signora del locale si avvicina alla vasca con un ombrello, il marito arriva tosto con una reticella, pesca un pesce e lo porta dietro al bancone, in un attimo é accomodato su due spiedi, e pronto per essere grigliato. Ora capisco l’espressione dei pesci della vasca, e mi mangio un pezzo di tonno.

Verso le 11 saluto il mio nuovo amico, che incredibilmente non mi ha dato un biglietto da visita, e me ne torno in hotel.


messo da: Dedee alle ore 22:03 | link | commenti
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Diari Giapponesi III - Higashi-Matsuyama

 

Il primo giorno di lavoro scivola via tranquillo. 

Alle  19:00 il capo dei miei colleghi mi invita a cena. Impossibile rifiutare, almeno di non avere un trampianto di rene prenotato da 3 secoli.


Mi portano in un locale tipico e io mi faccio guidare di buon grado attraverso la scelta dei piatti. Provo tutto ció che mi si propone, facendo ben attenzione 1) a non guardare troppo l’aspetto di ció che mangio, 2) a chiedere dopo spiegazioni.


Comunque mentirei se dicessi di aver mangiato male. Provo nell’ordine: gamberi fritti (che si mangiano interi), polpo marinato, sashimi di tonno, polpo, totano, salmone (dal colore arancione carota), cavallo, umeboshi (prugna immersa nell’aceto) sake, sake invecchiato in botti di cipresso.

 

Annotazioni sulla vita di tutti i giorni:

 

  1. i  giapponesi dormono appena ne hanno l’occasione, in metropolitana, anche in piedi
  2. i pisciatoi sono decisamente bassi, ma arrivano fino al pavimento, io, che non sono una pertica, piscio quasi sul bordo
  3. emettere i rumori piú terribili a tavola fa fico, se l’avessi saputo da piccolo..... la reazione alla scorreggia non l’ho ancora provata

  4. le ragazze giapponesi hanno un’etá indefinibile dalla pubertá alle prime rughe, le scolarette si riconoscona dalla divisa. In genere trovarne una carina é sintomo di fame atavica, strabismi, disturbi compulsivi della personalitá e via dicendo
       

     

messo da: Dedee alle ore 21:58 | link | commenti
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Diari Giapponesi II - Tokyo

Atterro a Tokyo alle ore 6 e 30 locali, che ora sia a casa mia e nelle mie cellule non me lo chiedo neppure per non spaventarmi.

 L’uscita dall’aeroporto é rapida, approfittando del fatto di essere in business class, parto in pole position nella gara fantozziana dei passeggeri verso il controllo passaporti. La mia valigia, anch’essa graziata dal trattamento privilegiato della bisuness class, arriva subito, una breve sosta alla dogana, dove un addetto gentile da un’occhiata alla mia valigia e poi via verso il casino. Armato delle istruzioni che mi ha scritto Erwin mi avvio al di fuori del mondo ovattato e protetto dell’aeroporto. Primo compito: riuscire a prendere il bus, quello giusto, che mi porti alla Tokyo bus station (T-CAT), eseguito facilmente: 

Diego-san 3 – Giappone 2, su rigore inesistente, svista arbitrale. 

Nota televisiva, alla tv giapponese usano mostrare cartelli con le tabelle scritte sopra piuttosto che fare delle belle sovraimpressioni al computer, traducono tutto, anche la CNN; i porno sono censurati. 
messo da: Dedee alle ore 21:52 | link | commenti
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Diari Giapponesi I - AF 272

Eccomi qua, ancora una volta seduto su un aereo che mi porta verso nessundove, verso un’altra terra straniera, verso un nuovo piccolo mondo da scoprire. 

Parto da casa all’alba, e ancora addormentato in me arrivo a Parigi, non mi accorgo che manca ancora un’ora al mio volo per Tokyo, mi affretto a fare compere, per poi, con la oda tra le gambe, rifugiarmi nella business lounge a bermi una birra, la sana colazione dell’uomo d’affari moderno- dinamico- alcolizzato. 

Trovo il tempo di dar un colpo di telefono alla mia nonna, purtroppo l’unica rimasta della grande generazione dei mie avi. 

La fila 3 mi accoglie gentile e ossequiosa, un giapponesino si siede accanto a me, ma silenzioso si fa i fatti suoi, e io non sono mai stato il tipo da attaccar bottone. Quindi meglio così, che ben venga lo Champagne e il pasto vegan. 

Dal finestrino osservo la Svezia passarmi sotto, i laghi, la costa, le foreste, i campi marroni appena risvegliatesi dall’inverno, poi il mar baltico e i suoi ghiacci, la Finlandia e i laghi bianchi. Ricordo velocemente quando attraversai questi due paesi in macchina veloce e in compagnia di due grandi amici, che oramai sento di rado e vedo ancor meno, sarebbe da dire una volte ogni morte di papa... ma in invece non é vero, quel giorno ero a sciare, in Francia, e non ho visto né Alessio né Paolo. 

  

Come sempre quando si inizia un viaggio ci si sente in dovere di avere delle aspettative e di farsi delle seghe mentali:quello che penso ora, sorvolando la Grande Madre Russia, é che sono felice di andare a trovare Erwin, un ex-collega che ora lavora a Yokohama, che da bravo svevo, ancor meglio di un napoletano si é prodigato in consigli, dettagliate spiegazioni di come arrivare a casa sua e in offerte di aiuti. 

Dai colleghi giapponesi mi aspetto la solita cortesia, che spero di trasformare in stima vera con i miei atti (gli atti di Diego-san, dalla lettera di Diego-san ai Giapponesi....vabbé lasciam perdere... ).

Dal giappone mi aspetto di nuovo quel senso di deficienza che mi ha attraversato passeggiando per le strade di Narita due anni fa, l’analfabetismo che mi ha pervaso e l’impossibilitá di comunicare. Il senso di alienitá all’estremo, l’essere completamente enucleato da una società in grado di andare avanti senza alcun tuo cavolo di contributo, senza la tua lingua, senza i tuoi usi, senza le trenette al pesto.

messo da: Dedee alle ore 21:51 | link | commenti
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