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Mates

È certificato, questo è un:

mercoledì, febbraio 27, 2008

Haut de Cagnes


Tra le decine di magliette sparse nei miei 4 armadi su 3 continenti, ce ne sono molte legate a ricordi particolari. Una di esse l'ho comprata uguale a quella di uno dei miei migliori amici un pomeriggio di tanti, troppi, anni fa, quando entrambi scappammo al rito della spiaggia agostana, per rifugiarci nell'entroterra della costa azzurra, il vero motivo per cui il turista post-ormonale dovrebbe andare nel sud della Francia.
A questa maglietta sono anche legato dal fatto che o Dria l'indossa nella foto più bella che ho con lui e sua moglie (all'epoca non ancora ufficialmente tale).
O Dria è l'unico dei miei amici del cuore (come dicono su cioè) che ha saputo / voluto fare e diventare l'adulto, un ottimo adulto. Lui non perde tempo a fare il cazzone come noi altri, non ha un blog, non insegue i suoi fantasmi in giro per mezzo mondo, non si compra cabrio da pensionato teutonico, non fa il cazzone dietro a un bancone di un bar. O Dria fa il marito e il papà. Lavora per pagare la casa, si prende cura della sua famiglia estesa... potrebbe salire al soglio pontificio se non fosse doriano, ma gli perdono anche questo, basta rimanere sulla falsa riga dello scherzo e si può pure parlare di calcio, con rispetto, riconoscendo i reciproci confini ideologici.
Lo ammiro, lo invidio anche se non vorrei essere come lui, non ne sarei capace, sono troppo cazzone per fare la persona seria. Ne stimo le qualità, e mi manca, non ne leggo le stronzate sul blog, io odio telefonare, mi sa sempre di disturbare, non so. Poi quando metto la maglietta di Haut de Cagnes, penso a lui, a sua moglie e a suo figlio e sono felice di avere, a qualche migliaio di km di distanza degli splendidi amici.
messo da: Dedee alle ore 08:31 | link | commenti (12)
nello scaffale: dedee uncut
domenica, febbraio 24, 2008

Liberissimo di farlo, ma allora taci.

Taggiarse o belin pe fa un dispetto a-a muggè!
Ci sono popoli che lottano da anni per averne il diritto, migliaia di persone che finiscono in carcere perchè combattono per i propri diritti, le donne hanno dovuto attendere fino a solo 50 anni fa per poterlo fare, ci sono kenyani che si squartano a colpi di machete per i risultati....
Ma c'è anche chi di votare non ne ha intenzione, lo dice ai quattro venti, e ne è pure orgoglioso. Bene, vuoi rinunciare ai tuoi diritti? Liberissimo. Siamo in democrazia, e essere in democrazia significa anche poter rinunciare ai diritti per i quali i nostri nonni sono morti combattendo chi ci impediva di votare. Bene, niente in contrario.

Ma, se non voti, non puoi criticare. La tuo occasione per dire la tua l'hai avuta e non l'hai sfruttata. Ora stanni zitto. I nostri avi genovesi avevano introdotto il mugugno, una tassa che permetteva di andare in piazza a criticare il governo dei dogi, pagavi, mugugnavi, non pagavi, non potevi criticare. Semplice, chiaro, splendido esempio del pragmatismo della Serenissima Repubbblica.
La democrazia è purtroppo diventata un piatto freddo per il quale certi belinoni hanno perso l'appetito, fa lo stesso quanto sia stato difficile cucinarlo. Triste realtà, ma è così.
Ovviamente poi c'è il discorso già fatto al post precedente, che se non si va a votare lo si prende nel culo doppiamente, ma evidentemente questo ai Grillo-Firoellisti fa piacere, perchè da poi più fiato alle trombe del magna-magnismo, l'è tutto da rifare come diceva il grande Bartali.
Io voterò, a distanza, con le mie schede falsificabili, nel segreto del soggiorno, dove Dio mi vede, e Stalin no. Voterò per il meno peggio, per quello che mi fa meno schifo, per chi forse può fare qualcosina ina ina meglio degli altri, per quello che ha un minimo di credibilità internazionale in più, per quello che mi farà meno vergognare di venire dalla Repubblica delle Banane.
Non voterò per convinzione, tra o marso e muffa, essendo allergico alla seconda, voterò per il primo.
Io andrò a votare e ne sarò molto orgoglioso (consecutio temporis, belinone!), perchè avrò esercitato un mio dovere, e di non essermi infilato con la testa sotto la sabbia per poi poter emergere dopo a rompere i coglioni.
La cosa che mi spaventa è grillini, fiorellisti radiofonici, un paio di altri gruppi di celebrolesi e una classe di giornalisti minchioni consegneranno questo paese ancora una volta a Berlusconi per il solo stronzo narcisistico lezzo di poter dire: "ve l'avevo detto", ma andate a cagare! Taggiarse o belin pe fa un dispetto a-a muggè!
messo da: Dedee alle ore 08:32 | link | commenti (26)
nello scaffale: invettive
martedì, febbraio 19, 2008

da che pulpito ? (dal mio)

Finalmente una voce autorevole si fa avanti nel criticare le azioni dei politici, dopo gli inutili appelli di figure minori come il Presidente della Repubblica Napolitano e la commissione europea, dopo Beppe Grillo, ecco FIORELLO!



Ma dico io, porca puttana, vada che Fiorello attacchi i politici, tanto si sa, è tutto un magna magna, V day, sticazzi, tengo famiglia, simm 'e Napule paisà, ma il fatto che sia la Repubblica che il Corriere online riportino la notizia, con enfasi, in home page, è il segnale che il paese è alla frutta.
(dallo screen shot di Repubblica ho eliminato una foto pornografica, ecco il perchè del quadratino bianco).
Ma allora, fingiamo sia normale, fingiamo Fiorello sia una figura autorevole e di primo piano della vita pubblica italiana, analizziamo:
o.k. i politici non fanno niente, ma cosa ci propone come protesta, strappare il certificato elettorale, bene, bravo, bis. Così cambieranno le cose? Col cazzo.
Le elezioni non devono ottenere un quorum, sono valide anche se a votare ci vanno in cinque. E chi con questo sistema è colluso, chi dallo scandalo della monnezza, dai condoni (con la c!) , dal lento declino della classe operaia, dall'accordo salvatutti ci guadagna, chi ci mangia, secondo voi, fiorelliani grillisti, a votare ci va? O strappa la propria cartella elettorale? (la risposta è no, non la strappa e a votare ci va), allora, la prossima volta, prima di dire cazzate, che poi la gente vi va dietro, fate uno sforzettino a pensare, che non fa poi così male.
E a voi giornalai internient che non avete trovato altro con cui riempire le vostre pagine che la collezione di tette rifatte o il video divertente di quello che cade dalle scale, dico di pensare a quello che pubblicate, dar fiato ai famosi non serve a un belin di niente, voi dovreste essere giornalisti e come tali dare le notizie, novella 2000 lasciatela stare.
messo da: Dedee alle ore 15:48 | link | commenti (10)
nello scaffale: invettive
mercoledì, febbraio 13, 2008

sorry

Riconoscere i propri errori non è semplice, più gli errori sono grossi, più è difficile.
Oggi il neo insediato governo australiano ha chiesto scusa agli aborigeni delle "generazioni rubate":
 
Today we honour the Indigenous peoples of this land, the oldest continuing cultures in human history.
 
We reflect on their past mistreatment.
 
We reflect in particular on the mistreatment of those who were stolen generations - this blemished chapter in our nation's history.
 
The time has now come for the nation to turn a new page in Australia's history by righting the wrongs of the past and so moving forward with confidence to the future.
 
We apologise for the laws and policies of successive Parliaments and governments that have inflicted profound grief, suffering and loss on these our fellow Australians.
 
We apologise especially for the removal of Aboriginal and Torres Strait Islander children from their families, their communities and their country.
 
For the pain, suffering and hurt of these stolen generations, their descendants and for their families left behind, we say sorry.
 
To the mothers and the fathers, the brothers and the sisters, for the breaking up of families and communities, we say sorry.
 
And for the indignity and degradation thus inflicted on a proud people and a proud culture, we say sorry.
 
We the Parliament of Australia respectfully request that this apology be received in the spirit in which it is offered as part of the healing of the nation.
 
For the future we take heart; resolving that this new page in the history of our great continent can now be written.
 
We today take this first step by acknowledging the past and laying claim to a future that embraces all Australians.
 
A future where this Parliament resolves that the injustices of the past must never, never happen again.
 
A future where we harness the determination of all Australians, Indigenous and non-Indigenous, to close the gap that lies between us in life expectancy, educational achievement and economic opportunity.
 
A future where we embrace the possibility of new solutions to enduring problems where old approaches have failed.
 
A future based on mutual respect, mutual resolve and mutual responsibility.
 
A future where all Australians, whatever their origins, are truly equal partners, with equal opportunities and with an equal stake in shaping the next chapter in the history of this great country, Australia.
 
Cosa sono le generazioni rubate?
Sono generazioni di aborigeni strappate alle loro famiglie e date in affidamento a famiglie bianche con l'intento di far crescere i bambini aborigeni come quelli bianchi. Una pratica che è stata in vigore fino alla fine degli anni '60, frutto di un positivismo ottocentesco che vedeva nell'integrazione forzata l'unica soluzione per il problema rappresentato dalla popolazione indigena.
Al giorno d'oggi è facile dire che tale pratica fosse barbara, crudele, sbagliata. Ma sono certo che molti che l'hanno propugnata l'abbiano fatto con le migliori intenzioni, migliaia di famiglie hanno accolto i bambini aborigini nelle loro case, gli hanno alelvati con e come i propri figli, per far loro del bene, non per fargli soffrire. Purtroppo questa pratica ha ottenuto l'effetto contrario e, invece di integrare gli aborigeni nella società bianca, ha creato generazioni di senza patria, non più aborigeni, mai bianchi.
Ora si chiede scusa, gesto che è stato richiesto a gran voce da tutte le comunità aborigene e mai concesso dai governi conservatori.
Si chjede di voltare pagina, di ricominciare.
Ma il problema resta, gli aborigeni sono una parte distaccata della società. A Melbourne in 2 anni ho visto, giuro, quattro aborigeni di numero. Essi non sono, non vogliono, non possono essere come noi.
Quale sarà il prossimo tentativo di costruire una società comune? Spero nessuno.
Non c'è bisogno di essere tutti uguali, non c'è bisogno di un'unico blob di Pepsi Cola, McDonalds, Britney Spears, calcio, sub-prime e greggio del mare del nord!
Chi non vuole restare qui, vada in collina. (finchè ce ne sono...)
messo da: Dedee alle ore 09:01 | link | commenti (6)
nello scaffale: melbourne