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Mates

È certificato, questo è un:

lunedì, marzo 19, 2007

Mit brennenden Sorge

Leggo su Repubblica il solito articolo del cazzo che parla di ggiovani. Ora i ggiovani bevono, si ubriacano la sera... mmm bella notizia, è un po' come se scrivessero un articolo sul sorgere del sole al mattino, o, per restare in tema di Giornalismo con la G maiuscola, del tempo, il grande freddo, l'inverno più caldo del millennio....
Allora, interessato dal titolo accattivante: “Le notti dei ragazzini del Nordest Già ubriachi prima della discoteca”, vado a leggere, sperando ovviamente di trovare una foto di una ragazzina mezza nuda e con le zinne di fuori. Quindi, per rendere lo squallido articolo più interessante introducono un paio di termini in inglese, perché, senza un bel paio di parole in inglese, che articolo moderno sarebbe? Allora eccovi la “happy hour drug” e il “binge drinking”, che oltre al cerebroleso che ha scritto l'articolo, non li usa nessuno.
Il concetto sorprendente che sta dietro all'articolo è: i ggiovani bene con “la paghetta” (e qui l'autore dimostra di non essere più ggiovane da almeno 30 anni....) se ne vanno in piazza nel regno del male, il nord-est, posti dove, per tradizione, la popolazione è strettamente mussulmana e non tocca mai una goccia d'alcool, ci si domanderebbe quindi da dove venga questa predisposizione al bere... Dicevamo, i ggiovani vanno in piazza e bevono l'aperitivo, il rum con la coca cola, la vodka-lemon! E si ubriacano! Poi vanno in discoteca e lì altro alcool, risultato: ubriachi! Ohhhh
Ma interrogando un esimio professorone, ecco che arriva la spiegazione: “meglio ubriachi che drogati dicono i genitori”, “la pubblicità li bombarda”, ma soprattutto : “una moda importata dai paesi anglosassoni”! Ma va a ciapà i ratti! I paesi anglosassoni! Come se in Italia non si sia mai bevuto! È che ora ci sono i soldi, da spendere, da far spendere, e allora ecco che il fenomeno vien fuori.... ma 10 15 anni fa i ggiovani si facevano le pere, e stramazzavano a terra strafatti, poi è venuta l'epoca dei cannoni, ma per fortuna quel sant'uomo di Fini ci ha messo una pezza, ora, a quando la legge punitiva contro gli alcoolici? A quando la “dose minima giornaliera”?
Perché l'articolo non si domanda gli effetti del proibizionismo? Il gusto della trasgressione? La legge di mercato che cerca il profitto ad ogni costo? Troppo difficile, meglio dare la colpa ai ggiovani che non hanno ideali, che bla, bla, bla....
A quando la scoperta del bravo giornalista che i ragazzini si fanno le seghe? E che ora se le fanno è perché si trovano le foto su internet, prima della rete non se la faceva nessuno, sia mai!



Nella foto un ggiovane del nord est ubriaco
messo da: Dedee alle ore 21:43 | link | commenti (17)
nello scaffale: invettive
sabato, marzo 17, 2007

F1

Raikonen in pole position, dietro le McLaren, fuori Massa:

concluse le qualifiche per la gara di domani, che vedrà Dedee ovviamente presente. Ottima Ferrari, dietro l'odioso Alonso, che ora che è alla McLaren dell'odiosissimo Ron Dennis è quasi peggio di quando correva per quel buzzurro di Briatore. Fisichella dietrissimo, sarà sicuramente colpa della macchina, perchè lui, dice, è sempre perfetto. Mi ha sorpreso Hamilton, seconda guida McLaren, un nome da ammiraglio della corona.
Speriamo nella gara di domani.
Da quando non c'è più la Minardi sono in dubbio su chi tifare.... voi cosa mi suggerite?
messo da: Dedee alle ore 15:18 | link | commenti (7)
nello scaffale: deporte
martedì, marzo 13, 2007

finalmente, con moderazione

ahh ci voleva proprio, come se non bastassero le innumerevoli stronzate che ci propina splinder, gli interminabili down-time, i costanti aggiornamenti del database che equivalgono a ricaricare la stessa cazzo di immaginetta dell'avatar per la diecimilionesima volta, ora arriva, udite udite la moderazione sui blog, eh no, non bastava scatenare guerre inutili tra bande di blogger con commenti del cazzo, ora c'è la moderazione... immagino già quanto commenti andranno perduti, quante rotture di palle... grazie splinder, con moderazione, va a ciappà i ratti, va!
messo da: Dedee alle ore 19:25 | link | commenti (24)
nello scaffale: invettive
giovedì, marzo 08, 2007

sic transit gloria mundi

L'otto marzo, la festa della donna. Cresciuto in un ambiente moderatamene a sinistra di Democrazia Proletaria, la festività dell'otto marzo è legata nei miei ricordi di bambino all'immancabile rametto di mimosa che mia madre si scambiava con le sue amiche, agli auguri fatti a tutte le donne che si incontrava. L'otto marzo era una festa sentita, comunista, celebrata nell'Unione Sovietica, un po' osteggiata dai cattolici italiani e per questo ostentata. Poi per grazia di Dio tutta questa politica è finita, allora allontanatesi dai discorsi di uguaglianza sociale e di "lavorare tutte per la lavorare meno" o, peggio ancora, "l'utero è mio, me lo gestisco io", le donne intorno a me hanno iniziato prima a rifiutare il concetto stesso di festa della donna, in quanto, in una logica di femminismo militante, non ci sarebbe nulla da festeggiare, poi finalmente a scoprire il significato intrinseco del sacrificio delle lavoratrici (mioddio che termine demodè.... delle collaboratrici? Delle risorse umane donne?... ma?) della Triangle Shirtwaist Company, potersene andare a cena con un gruppo di sole donne, chiaccherare avidamente di Grande Fratello (la trasmissione tivvu, non certo il riferimento orwelliano alla società moderna) e magari vedere anche uno spogliarello maschile (a proposito stasera mi esibisco al Cafè Creme di Altona, per chi fosse interessata... le banconote da 20 dollari si abbinano perfettamente al colore del mio perizoma!)
Certo ora non è più il caso di far manifestazioni, di andar in piazza ad affermare il proprio diritto a un salario uguale a quello degli uomini, asili nido decenti per poter essere madri ed avere una carriera professionale, non essere giudicate per l'aspetto ma per l'intelligenza, non essere considerate delle mignotte se si decide di abortire, poter scegliere la fecondazione artificiale in caso di sterilità del partner.... insomma tutti diritti acquisiti oramai da tempo, per i quali non è più il caso di alzar la voce....
Oh, comunque, auguri!

messo da: Dedee alle ore 14:19 | link | commenti (15)
nello scaffale: politburo
mercoledì, marzo 07, 2007

che barba che noia

L'esperimento acchiappagonzo

su un blog inutile ho nascosto una sfilza di parole acchiappagonzo, ricordo che tale esperimento lo fece anche hardla anni fa, voglio vedere quanto tempo ci mette il gonzo ad arrivarci...

Scommettiamo?

messo da: Dedee alle ore 18:05 | link | commenti (5)
nello scaffale: späßle
martedì, marzo 06, 2007

:-)

ma porcaputtana, come cazzo si mettono i filmatini sui blog che io mi sbatto sempre a scrivere una marea di stronzate????
messo da: Dedee alle ore 19:04 | link | commenti (11)
nello scaffale:
venerdì, marzo 02, 2007

Escatomologia trascendente del campo minato nella societa' post-comunista e neo-conservatrice –

Escatomologia trascendente del campo minato nella societa' post-comunista e neo-conservatrice

Riflessioni

 


Dalla caduta del muro di Berlino in poi, la progressiva perdita di indentità della sinistra europea ha favorito il sorgere di un movimento neo-conservatrice, che, preso spunto, dal movimento statunitense, ha delineato una società dove, sotto il faso mito della libertà del singolo, le masse di lavoratori post-proletari sono assoggettate a un potere forte che appare impossibile da abbattere.
La classe operaia è ormai uscita dalle fabbriche e dalle catene di montaggio dell'Europa post industriale, i grandi centri produttivi si sono spostati all'estero, in cerca di nuovi disperati, e il gran numero di occupati in attività semplici e monotone, dedite soltanto al nutrimento della grande macchina produttiva della manifattura, sono spariti. In un clima di intimidazione mediatica e di fronte all'ineluttabilità di un destino politico in mancanza dell'alternativa sociale del comunismo reale, questi post-proletari sono finiti per alimentare la macchina della piccola-media industria. Sono stati strappati alla catena di montaggio e posti di fronte a un terminale, un tastiera e un mouse. Sono stati estrapolati da un tessuto sociale fatto di solidarietà tra lavoratori che fisicamente condividevano gli stessi spazi, sono stati isolati in scrivanie minuscole, costretti a comunicare via e-mail o messenger.
I compiti loro assegnati vanno dai più semplici ai più complessi, ma si è comunque fatto avanti il sentimento di trovarsi di fronte ad una enorme, intangibile catena di montaggio, monade leibitziana di quella materiale con la quale di confrontavano i loro padri. In tale clima di sfiducia, resisi conto dell'inganno neo-conservatore e comunista, i lavoratori si sono via via riappropiati nei soli momenti liberi del loro naturale ruolo di meri esecutori, slegati dal processo creativo, braccio di una mente lontana, la direzione o la strategia proveniente dall'alto. Al capo turno con l'orologio, inesorabile aguzzino dei lavoratori della fabbrica fino agli anni '70, si è sostituito il gestore di rete, in grado di controllare a distanza, in maniera anonima ed ancor più subdola, le attività del lavoratore di catena di montaggio informatica. All'orario della fabbrica, le 8 ore scandite dalla sirena, si sono sostituiti gli orari flessibili, le ore di straordinario non pagato, i sabati di lavoro, tutti controllati dall'occhio vigile del server di rete.
Il terreno fertile dell'eversione è oramai scomparso e il lavoratore post-comunista neo-conservatore ha come unica via di fuga spirituale durante le ore passate in ufficio il ripetersi paranoico di gesti sempre uguali ed alienanti, retaggio genetico della sua condizione di proletario.
E chi se non il grande capitalista moderno, possessore di tecnologia e di informazione, tiranno delle risorse economiche e logiche poteva incarnare in se il carnefice e il salvatore del lavoratore post-comunista. Windows a i suoi giochi da computer, inseriti nel sistema operativo, parte integrante quindi del sistema, riportano il lavoratore alla sua condizione di automa servo del capitala. Ripete come un mantra i gesti del solitario, di hearts, ma soprattutto di campo minato, vero e proprio paradigma della sua situazione, sempre in cerca di una via di salvezza tra un pericolo e l'altro cagionati dalla società moderna, pronto a metter una bandierina nelle isole di pericolo, spinto al tenersi alla larga dalle situazioni pericolose, eternamente tenuto sotto il giogo della paura di saltare su una mina, similitudine della vita, dove egli è sempre in fuga dai pericoli presunti o reali costituiti da instabilità economica, malavita, terrorismo o malattie, orchestrati ad arte dai media per tenere il lavoratore sotto controllo in uno stato di perenne incertezza tra lo scoprire una casella vuota o una con una bomba.
Unica via di fuga proposta al lavoratore alienato dall'incessante susseguirsi di partite a campo minato è il salire a un livello maggiore, passare dal principiante al medio, per giungere infine al livello esperto, dove la vastità del campo minato che si fa di fronte ai suo occhi altro non può che rigordargli che la grandezza di Dio e la sua infinita misericordia possono salvarlo dal compito di salvarsi di fronte ad un compito così gravoso e difficile.
Lasciato solo, incapace di comunicare e di condividere le proprie esperienze e frustrazioni con gli altri lavoratori, isolato di fronte alla grandezza dei problemi, resi ai suoi occhi insormontabili, date le sue limitate capacità, posto di fronte alla scelta se affidarsi alle proprie competenze, frustrate da anni di soprpessione o alla grandezza della salvezza della Provvidenza, il lavoratore post-comunista non può far altro che arrendersi alla vittoria del neo-conservatorismo, che dopo aver abbattuto il comunismo come ideale transnazionale, lo abbatte ogni giorno, ogni partita, come idea del singolo.


messo da: Dedee alle ore 13:10 | link | commenti (10)
nello scaffale: im büro