Ci sono notizie che ti passano sopra come la brezza mattutina, altre che ti lasciano un certo amaro in bocca, altre ancora che ti danno una sberla forte e vigorosa.
Quando mi arrivó quella notizia mi presi un ceffone d'antologia, rimasi attonito e basito, incapace di comprendere. Di comprendere il significato, i motivi. Di comprendere le colpe, le mie colpe, le nostre colpe. Che poi pian piano iniziarono nel mio subconscio ad emergere, prima come strani sogni, poi sempre piú nitide come rimorsi laceranti
Che stesse male lo avevamo forse capito tutti, ma ignorato.Aveva un aspetto sempre piú tetro, il suo umore era quasi sempre allegro, come sempre, ma a volte si rabbuiava, si chiudeva in brevi momenti di riflessione che noi non riuscivamo a comprendere.
Avevamo ignorato che stava peggiorando di giorno in giorno, avevamo ignorato che le sue risate erano sempre piú falsi specchietti per allodole.
Ci aveva fatto comodo, in fondo, ignorare. Continuare come se niente fosse, sicuri che prima o poi tutto sarebbe tornato coem prima, che il tempo perduto in quegli anni si cancellasse d'improvviso e lui tornasse quello che ora era solo un ricordo al quale ci aggrappavamo.
Ei fu.
Se ne andó piano, scomparendo lentamente nel suo mondo, lasciandoci una bara di legno chiaro, una stupida cerimonia in chiesa, i nostri abiti scuri e occhiali da sole, che sembravamo una rimpatiatra di cosa nostra.
Se ne andó piano, scomparendo nei nostri ricordi, nella nostra ottusa falsa illusione, che sarebbe tornato.
Prefazione: Dedee é completamente ignorante in materie politiche e sociali. Si autodefinisce un autodidatta della cazzata, chiede perdono a tutti coloro che queste cose le hanno studiate, e chiede scusa a vossìa, però non ha mai detto che a post si fan rivoluzioni.
Noi, figli del sessantotto.
Io non sono affatto un figlio del sessantotto, mio padre e mia madre in quegli anni tormentati facevano dell'altro. Non hanno frequentato l'universitá, lavoravano giá e del casino non se ne sono quasi accorti.
Ció non toglie che io sia un figlio del sessantotto, come tutti i miei coetanei che hanno attraversato gli anni ottanta.
Siamo figli del sessantotto per quel senso di ineluttabilitá, per quella mancanza di ideali che ci contraddistingue.
Quelli che hanno vissuto il sessantotto ci hanno lasciato in ereditá l'insegnamento che il sistema c'é, é forte e potente e noi non possiamo cambiarlo, loro ci hanno provato e sono finiti con le ossa rotta e gli ideali in fondo alle scarpe.
La nostra generazione, ma anche quelle leggermente successive si sono dovute confrontare con questa realtá, ed hanno per di piú subito il colpo della perdita del dualismo mondiale. Per male che potesse essere, l'Unione Sovietica rappresentava l'alternativa all'america, e il ruolo che ha lasciato crollando miseramente sotto il peso dell'egoismo dell'uomo, lo sta tentando di colmare ora l'integralismo islamico.
A noi é stato insegnato che é inutile sognare di cambiare il mondo, meglio starsene per i fatti propri, adeguarsi al sistema, sperare che non ci faccia troppo male e che ci faccia diventare ricchi e famosi. I nostri insegnanti (di vita, non della scuola) sono persone che hanno perso la propria battaglia coi loro ideali e che sono rimaste di fronte al bivio tra l'adeguarsi e lo scomparire, hanno scelto di adeguarsi e ci hanno insegnato a farlo.
Noi non siamo capaci a lottare per nulla, al massimo protestiamo per la retrocessione della nostra squadra del cuore, ma non ci sognamo di certo di scendere in piazza per contestare il precariato o le riduzioni di personale. Ce ne stiamo nel nostro angoletto a farci i sacrosanti cazzi nostri.
Se nel sessantotto la gente andava in piazza per ogni minchiata e si sentiva chiamata in causa per ogni cosa, oggi al contrario siamo diventati insensibili a tutto, tanto siamo abituati alla tv e ad ogni nefandezza.
Siamo diventati dei reazionari per paura di essere dei rivoluzionari falliti, perché perdere non é bello, gli anni ottanta ci hanno insegnato a vincere sempre e in caso contrario a far finta di aver vinto.
Non so cosa accadrá alle generazioni che ci seguiranno, cosa saremo in grado di insegnar loro, quali valori trasmetteremo ai nostri "alunni", purtroppo penso che la mia generazione non é preparata a un mondo nuovo e a una speranza appena nata, ad un futuro che ha giá in mano, a una rivolta senza armi, perché noi tutti ormai sappiamo che se la speranza muore poi non risorge, e quindi é meglio non sperare e starsene buoni buoni.
partecipo e copincollo senza sapere di cosa si tratti, da brava pecora web, seguo la massa ed abbaio verso la luna
"Questo è un post eccezionale, scritto a più mani e piedi, e pubblicato su numerosi blog da alcuni coraggiosi uomini e donne che hanno a cuore il futuro del nostro Paese e soprattutto la sopravvivenza della specie umana. Pertanto ci scusiamo per l'interruzione della normale programmazione di cazzate e andiamo ad esporre i fatti. Ci è arrivato in redazione, spedito sotto forma di pacco bomba da un anonimo, questo terribile filmato, questo video-shock che ci mostra come il vero pericolo per l'umanità non sia oggi né il mondo islamico né il Papa cazzaro o gli ebrei, ma la diffusa ignoranza in àmbito di igiene intima. Per cui, se avete anche la pur minima difficoltà a capire il funzionamento delle più basilari tecnologie e normative in fatto di idrosanitaria, non potete non essere allarmati. Fra l'altro è uscita anche una legge che obbligherà tutti a scrivere qualcosa di cui ignoriamo il senso, come appunto questa ultima frase. Tutti coloro che leggeranno questo post straordinario sono chiamati a pubblicarlo all'interno dei loro siti e blog, al fine di dare il proprio contributo alla salvezza del genere umano e rendere coscienti più persone possibili del gravissimo e imminente pericolo. Sarebbe inoltre auspicabile che questo comunicato venisse seguito dall'astensione dal postare ulteriori idiozie per le 24 ore successive alla sua pubblicazione, in modo dare il giusto risalto all'incredibile notizia.
Si sconsiglia la visione ai deboli di cuore, agli stitici e ai minori di 14 anni."
il link è il seguente:
clicca qui
se vuoi collegare intertestualemtne l'anonimo con il vero segnalatore di questa cazzata, sappi che è stato brian di http://brian.iobloggo.com/
Prefazione: Dedee é completamente ignorante in materie economiche e si autodefinisce un autodidatta della cazzata, chiede perdono a tutti coloro che queste cose le hanno studiate, chiedo scusa a vossìa, però non ho mai detto che a post si fan rivoluzioni.
Il bisogno degli sconfitti
Le seconde avventure di PanChin e la sua descrizione della Cina mi hanno ispirato quanlche riflessione, andiamo con ordine, partendo da alcuni assunti:
la societá capitalistica cerca di massimizzare il profitto, sempre;
il ruolo del singolo nella societá capitalistica é ridotto a quello di consumatore;
il consumatore deve essere invogliato a comprare sempre di piú;
il popolo di consumatori non é in grado di prendere decisioni globali autonomamente.
Da ció deriva che le aziende di tutto il mondo, nella propria ricerca di massimizzazione del profitto cercano di produrre a prezzi minori e di vendere di piú trovando nuovi consumatori. La riposta Cina é quindi ovvia.
Il primo scopo della strategia (produrre a prezzi minori) é facilmente raggiunto, con le fabbriche in Cina, i costi produttivi vengono velocemente ridotti, i lavoratori cinesi lavorano per cifre irrisorie in condizioni al limite dell'umano.
Il secondo scopo (trovare nuovi consumatori) sottointende che il nuovo lavoratore sia in grado di acquistare i prodotti che produce; e qui iniziano le difficoltá. Infatti per poter acquistare i prodotti che produce, il consumatore cinese deve diventare piú ricco, ma ricco quanto? L'equazione é difficile, e il controllo di tale processo delicato e arduo.
Infatti, se la ricchezza cresce troppo, il consumatore pretende piú prodotti, migliore qualitá, maggiore diversificazione, migliore paga, migliori condizioni di lavoro. Per raggiungere ció, la qualitá della produzione deve crescere e quindi devono crescere le abilitá degli operai, gli investimenti, la qualitá di materie prime e mezzi per la produzione. Migliori operai comportano maggiori investimenti nell'istruzione e maggiore remunerazione, quindi minor profitto. Migliorare i mezzi di produzione significa nuovamente investire nelle fabbriche, diminuendo il margine di profitto. Migliori materie prime si devono pagare ad un costo maggiore, che non sempre é riportabile sul prezzo del prodotto. Inoltre non bisogna dimenticare le infrastrutture alla produzione, le risorse per migliorare le condizioni di vita in generale degli operai/consumatori, tutti investimenti ai quali in maniera diretta o indiretta l'azienda contribuisce piú o meno volontariamente, e, per sopperire al bisogno di capitale risultante, l'azienda si puó trovare costretta ad aumentare la propria esposizione debitoria.
L'aumento del volume di vendita é quindi pagato a caro prezzo dall'azienda, e la riduzione del margine di profitto puó intaccare la capacitá di ripagare il debito dell'azienda e mettere quindi in serio pericolo la sopravvivenza dell'azienda stessa.
In definitiva la Cina rischia di diventare la nuova Europa, e i vantaggi della produzione in tale paese sono destinati nel lungo periodo a svanire, sarà indi necessario trovare una nuova Cina.
Questo aspetto riguarda poco le aziende occidentali e il loro management, che infatti ha una vita breve e un turn over molto alto, quindi l'unico orizzonte che interessa é intorno ai 5 anni. Periodo nel quale si possono raggiungere buoni risultati ed aspirare ad un miglioramento in carriera.
Trasportando la propria produzione nei paesi a minor costo, si hanno però degli spiacevoli effetti collaterali. I propri consumatori diventano più poveri, hanno meno soldi da spendere, cala il profitto.
Ma a questo c'è sempre rimedio. Infatti come in una magica rete di sussistenza, le aziende si aiutano inconsapevolmente l'un l'altra creando un clima di paura-timore, che spinge i propri consumatori a non ribellarsi alle scelte globali.
I propri lavoratori nei paesi d'origine possono essere spinti dalla minaccia di un completo spostamento della produzione e della conseguente perdita del lavoro, a stringere accordi economicamente piú vantaggiosi per l'azienda. E se quesi accordi ora riguardano prevalentemente la produzione, in futuro nulla vieta di pensare che siano anche le unitá di ricerca e sviluppo, il cui costo é destinato a crescere nella ricerca di prodotti migliori.
Ció comporta un maggior numero di "sconfitti" nei paesi di riferimento, di persone cioé sacrificate dall'azienda per il proprio benessere futuro.
Ma nel generare questi sconfitti, l'azienda deve mantenere una posizione equidistante e politicamente neutra, per non essere incentrata in polemiche sociali. Deve quindi l'azienda rendere le proprie scelte come un'inevitabile frutto di una situazione generale alla quale non si puó sottrarre, deve quindi cercare alleati per creare un clima favorevole alle proprie scelte. Cosa semplice, in quanto tutte le aziende si trovano nella stessa situazione.
Queste alleanze de facto portano ad un controllo delle fonti di informazione e ad una maggiore influenza sui consumatori, ai quali viene fatto credere di trovarsi in una fittizia situazione di vincita-vincita (per loro e per le aziende), mentre nella realtá i consumatori che godono di prezzi minori in realtá si trovano solo sulla linea del fuoco, pronti ad essere sconfitti dalla prossima azienda in cerca di guadagno, e non fanno altro che procrastinare una maggiore spesa.
Ma la mancanza di coordinazione tra i consumatori e l'incapacitá di raggiungere altre fonti d'informazione credibile rende la loro risposta inesistente e fa sí che essi si lascino guidare verso gli obiettivi delle aziende.
Il mondo della politica deve sostenere questo sistema e deve quindi esserne parte, venirne foraggiato e controllato, utilizzando le uniche armi possibili, il denaro e il consenso popolare. Mentre per il denaro la situazione é semplice, per il consenso popolare si devono vincere molte reticenze. Viene quindi incentivato un sistema di ricerca di una causa esterna per far accettare le scelte politiche alla gran parte dei consumatori/elettori. Se i prezzi sono in costante ascesa, come nel caso del pertolio, si cerca di trovare una causa plausibile al di fuori del sistema, vengono quindi accusati paesi stranieri, guerre o sitauzioni contingenti, senza afforntare il perché della totale dipendenza della societá moderna da tale forma di energia.
Le situazioni di pericolo vengono esagerate e portate alle estreme conseguenze per far accettare al consumatore/elettore i cambiamenti indotti. Mantenendo il consumatore in uno stato di timore, li si impedisce di coordinare una reazione, e lo si rende facilmente controllabile.
A questo punto diviene vitale per l'azienda capitalistica agire in un mercato globale, producendo da una parte del mondo e vendendo dall'altra, cercando quindi di spendere in nazioni a basso costo e di vendere in nazioni ad alto profitto.
Le fonti energetiche alternative al petrolio sono considerate una minaccia per tale sistema, sono un elemento esterno di disturbo, vengono quindi pubblicamente paragonate alle utopie passate, bollate di mancanza di realismo e scartate come non appropriate.
La dipendenza dal petrolio non è altro che una dipendenza dal sistema, una dipendenza dal bisogno degli sconfitti per massimizzare il profitto dei pochi, come da un giogo medievale, il lavoratore/consumatore è oppresso da un giogo psicologico che sfrutta l'incondizionato accesso ai mezzi di comunicazione per eliminare ogni forma di contestazione.
un ottimo modo per smaltire un hang over.