troiano: produzione della mente malata di un deficiente ipodotato frustato, il troiano viene prodotto dopo che l’autore ha terminato di trastullarsi il pisellino con foto sozze. Il troiano si installa nel tuo computer e ti impedisce di farti i cazzi tuoi, magari di girare su internet, di scrivere, lavorare o di dedicarti a qualsiasi attività da persona normale che il coglione ipodotato non è in grado di fare.
Etimologia del termine: troia: la mamma del creatore, ano: la parte da cui è uscito lo stronzo che l’ha creato.
Buon anno figlio di troia e che ti si secchi quel minuscolo pisello che continui a menarti il giorno in cui una bellissima donna venga a casa tua, si spogli, ti implori di farti un pompino e di scoparla fino all’alba, e, questa volta, gratis!Non è certo per vedere la mia prima partita di Serie C1 che mi sono fatto il trasfertone più insensato della mia storia, ma la coincidenza fa l’uomo ladro, no quella è l’occasione, vabbè la coincidenza farà pur qualcosa pure lei!
Comunque fatto sta che alle 8 di Domenica mattina dopo aver grattato via il ghiaccio dalla macchina parto per l’aeroporto, alle 9:40 decollo tra la nevicata per Bologna e dopo circa 40 minuti di volo atterro in una splendida mattinata emiliana. Diretto alla Hertz e poi via verso Terme Euganee, dove mi aspettano il Panzon, Hardla e Spassky. Saluti e convenevoli e poi via verso Cittadella. Sul percorso facciamo amicizia con un savonese rossoblu che ci segue come un’ombra alla disperata ricerca dello stadio, si fa anche le inversioni fantasia che faccio io rischiando un migliaio di punti della patente, e poi non si accorge che passiamo affianco allo stadio. Ok, lo stadio è un po’ più grande del Carlini, ma di poco. Una tribuna e una curva in cemento dove si assiepano i temibili e facinorosi 600 tifosi del Cittadella e una tribuna in tubi innocenti dove vengono fatti “accomodare” i rossoblu. L’amico savonese non ha neppure il biglietto, ci segue pure in paese e per depistarlo dobbiamo fare un fintone che neanche De Vezze e entrare nella birreria più brutta del Veneto Occidentale. Il centro di Cittadella è affollato, c’è il mercatino delle pulci, resistiamo alla tentazione di comprarci un orologio a pendola e un elmetto della Wehrmacht (sarebbe stato difficile farli passare ai cancelli). I 3 pullman di genoani si riversano come le mosche sullo zucchero su uno stand che vende la caipirinha a due euri. Due euri, belin!
Pranziamo inconsapevolmente nel covo degli ultras del Cittadella, una tipica birreria bavarese (!). Lagavullin a 4 euri, e caffè omaggio della casa.
La partita è un pianto. Io non conosco nessun calciatore a parte Caccia e Lamacchi, il primo si impegna un po’, ma è afflitto dal mal di schiena, e per farcelo capire meglio, ogni volta che cicca un pallone, si tocca la schiena, in media una volta ogni 3 minuti; il secondo non ce l’ha manco per il cazzo di giocare, scostante. Chiedo ogni tanto a Spassky di dirmi i nomi dei beniamini, ma nonostante la sua tessera di gradinata nord Pablo non è molto d’aiuto.
Il capopopolo dirige i cori per provare a svegliare i calciatori, ma l’unico che andrebbe bene non ci riesce benissimo, dovremmo fare tutti drinnn in coro. Ma il nostro duce ci incita e ci sprona a continuare, con melodie che al mio leggendario orecchio musicale sembrano tutte uguali. Inutile, il risultato di uno a uno sembra andar bene. A fine partita un po’ di sfotto ai calciatori, qualche triste accenno di esultanza alla (falsa) notizia del pareggio del Padova a Spezia. E poi via.
Sulla strada del ritorno facciamo amicizia con un simpatico vecchietto che vuole a tutti i costi passare sul cofano della Fiesta e poi ci mostra la sua manicure per finire con lamentela dal vigile e uscita dalla macchina alla gion uein.
Poi si riaccompagnano Hardla e Spassky alla macchina e si va con Matte a fare il giro dei bar e poi al ristorante. La parte sicuramente più avvincente della trasferta, Refosco batte Spritz 3 a 1, bella prestazione del Merlot e del passito, da rivedere la grappa.
Ripartenza stamattina, atterraggio a mezzogiorno e mezzo e poi a casa, l'hangover ha vinto sulla voglia di andare a lavorare a tavolino, non si sono presentati gli avversari!

problema era che si poteva giocare solo a ricreazione, allora si escogitavano i giochi “da tavolo” da fare durante la lezione: numeri, dove vinceva l’unitá piú alta; colletti, dove si puntava su un colore del colletto della figu e se l’altro lo aveva vinceva la posta (il massimo per questo gioco era la figu del portiere e terzino del pescara, serie B, azzurro, blu, bianco, nero, rosso e grigio!)
Io!
Ho detto io!



Cuore in legno di ulivo con foto del Papa
Fatto a mano.
La foto è stata scattata durante il Giubileo 2000.
"Cozza" Souvenir- colore bianco Art. 5108
Fatto e dipinto a mano, "con penna per scrivere le proprie richieste", colore bianco e immagine di Gesù.
-ROSARIO E PORTAROSARIO IN REGALO!-

SERVIZIO ACQUA-VINO PER ALTARE MODELLO BIZANTINO
Set acqua- vino per altare realizzato a mano in maiolica e decorato con oro.
aggiornamento: altre offerte le potete trovare qui!

La Repubblica Italiana è una giovane nazione europea che dopo esperienze monarchiche e totalitarie è approdata ad una forma di pseudo-democrazia e dopo una fallimentare esperienza di governo televisivo populistico, ricerca nuovi stimoli sulla scena nazionale ed internazionale. La nostra nazione è incredibilmente quotata tra le prime sette del mondo e gode di infrastrutture appena sufficiente per raggiungere i nostri obiettivi: allargamento dell’Europa, un bilancio decoroso nonostante riduzione costanti delle tasse, lotta al terrorismo internazionale, posti di lavoro per tutti e magari vittoria dei mondiali di calcio. Per far ciò ricerchiamo al più presto un:
PER LA SEDE DI ROMA
La missione fondamentale sarà gestire e promuovere l’Italia sulla scena politica mondiale e raggiungere gli obiettivi prefissati nei termini prestabiliti, o almeno far finta di esserci riusciti e convincere la maggioranza degli elettori.
La classe quinta P era una classe come tutte le altre, come altre mille classi del Liceo G.D. Conformità presente e passate, come decine di migliaia in altre scuole italiaonte. I ragazzi della sezione P erano ragazzi normali, forse qualcuno con un problema in più, un orfano un paio che si facevano le canne, molti che litigavano coi genitori, qualcuno non ancora cresciuto del tutto, molti innamorati di Sharon e alcuni trasparenti come i vetri dell’aula a settembre o a gennaio, dopo le “grandi pulizie”.
Anche i prof della quinta F erano ordinarie persone, figure minori di un universo ai margini dell’accademia, appartenenti ancora a una generazione che faceva loro sentire il richiamo del dovere nell’entrare ogni mattina dal portone principale del Liceo G.D. Conformità.
Nessuno si divertiva ad andare a scuola, nessuno si faceva delle grasse risate quando la prof. Zuppoli smarronava il malcapitato di turno con il suo inconfondibile: “AAAvanti, Parodi!” che tanto suonava come “lo vedi che anche una capra come te riesce a dire qualcosa di sensato, ogni tanto?” o quando il prof. Rampetti lo menava con le sue metafore ciclistiche “la vita è come una gara ciclistica, ci sono quelli in fuga, quelli che arrancano nel gruppo, i gregari…” sarà, ma a tutti noi pareva che, spesso, per star davanti, prendessero “la bomba”…
Nessuno si divertiva ai compiti in classe, alle interrogazioni alla lavagna, a studiare il sabato pomeriggio.
Ma oggi, incontri uno di quei sopravvissuti, e come tutti si inizia a parlare di “….quella volta quando la Gaggioli…” “…..eh, sì, ma te lo ricordi quando Rampetti….” “….o quando Traballi ruttò durante il compito di mate?” “Sì ma quando la Paggi ha beccato Lissu e la Stagi in bagno che becciavano?”
Sì ma cazzo che palle, piantatela, tanto ormai non ci crede nessuno e queste storie, ogni volta che le raccontate, sono come i pesci pescati, mezzo chilo più grossi, venti centimetri più lunghi