Olimpiadi Atene 2004:
Sollevamento pesi:
|
I GIOCHI - Internet |
![]() |
vi siete mai domandati chi ha inventato il modo di impacchettare i CD ? Io penso sia stato sicuramente un malato di mente, levarli dal cellofan è un'impresa.
E le calze da uomo, anch'esse sono ingabbiate in maniera maniacale? Ma perchè? Avranno forse paura che scappino? Un CD o un paio di calze se vuoi portarli via da un negozio...basta infilarteli in tasca, a levarli dall'involucro hai tutto il tempo....
chi mi conosce lo sa, non sono molto religioso, usiamo un eufemismo.... Cmq ieri sera tornandomene a casa, sarà stato il limoncello bevuto in abbondanza dopo il vino, non mi capita di mettermi a chiaccherare con Dio? Non so bene quale dio mi immaginassi, se quello col barbone bianco e la faccia paciona, o quello col turbante e la scimitarra, o semmai un vecchietto allegro e gioviale con la tunica e un fulmine per le mani. Fatto sta, che inizio il mio soliloquio, incurante della lingua impastata:
"Ciao Dio, noi due non ci parliamo spesso, anzi, direi quasi mai, ma in fondo non è che dovresti proprio lamentarti di me, no?"
"a dire il vero, qualche parolina poco gentile ti è già scappata in passato..."
"eddai, non mi dire a ste cose ci tieni poi tanto, anche a me, nel mio piccolo è già capitato di sentirmi mandare a quel paese!
Comunque, senti, lo so che non ti prego mai, ma tanto lo so che anche se, non è questo quello che cerchi, ma in realtà ti basta che la gente si comporti bene"
"Certo, meglio te di Bush che va in chiesa ogni domenica!"
"La mettiamo in politica?"
"Dimmi allora"
"Ti chiedo di intercedere, per farmi avere il nuovo posto di lavoro"
"Ah e io che speravo, mi chiedessi la pace in Palestina!"
"Non penso di essere l?unico che te lo chieda, e se non l?hai ancora fatta scoppiare, avrai le tue ragioni, non giudico."
"Vai avanti, perchè dovrei aiutarti?"
"Perchè dopotutto sono un bravo ragazzo, no? Dai cazzate in fondo le facciamo tutti, ma io non ho (quasi) mai fatto del male a nessuno. I tuoi comandamenti mi sembra di seguirli più o meno tutti..."
"tipo???"
"be' dai, quello del padre e della madre da onorare....quello sì, poi ah, be cosa c'è....non ammazzare, ecco quello sì!
poi quello della golosità , che dopo tutto non è così importante, l'avrò violato solo un paio di volte, e poi con l'allergia i latticini che ho...non è che centri anche lì? Nel caso, grazie...
poi vediamo, cosa c'era.."
"Invidia"
"il giusto, direi, non troppa, ogni tanto, ma in certi casi direi che ci sta..."
"Accidia!"
"passo, non so cosa vuol dire"
"Lussuria!"
"se si riferisce alla procrazione....beccato in pieno, ma se allarghiamo un po' il concetto, non faccio sesso con bambini, animali, oggetti inanimati, quindi direi, con quello che gira oggi, sono in regola!"
"Non mangiare la carne di maiale!"
"Questo è mussulmano!"
"Non conta, io sono dio, io decido"
"Comunque, non mangio carne da almeno 5 anni, tiè!"
"Non rubare!"
"Eddai lo sanno tutti che un paio di matite dell'Ikea si dimenticano sempre in tasca...."
"Non desiderare la donna d'altri!"
"Siammai, mi basta la mia!" Poi non mi sono venuti in mente altri comandamenti, allora dio non me li proponeva più, così sono, forse anche perchè ero quasi arrivato a casa, ho deciso di chiudere il discorso...
"Allora, visto che più o meno sono pulito, vedi di darmi una mano, se ti capita"
"OOOOOmmmmmmm"
A "grande richiesta", i 5 Inni che, per un motivo o per l'altro (musica, testo, affetto...) ritengo meritevoli di menzione, in ordine sparso:
La Marsigliese
Flower of Scotland
God save the Queen / King
Con i pantaloni rossi e la maglietta blù
Inno sovietico
Good morning Mr. Anderson!
Quale cattivo si nasconde dentro di voi (http://www.liquidgeneration.com/quiz/villain_quiz.asp) ?
Io ho scoperto di essere in realtà un "agente":

Da "Repubblica.it"
Sesso sul palcoscenico
per salvare l'Amazzonia
|
| L'esibizione durante il festival di Kristiansand |
"Compagne di viaggio" – Parte sei-
Stavo andando in macchina verso l’aeroporto di Linate, era mattina presto, ma paradossalmente ero in ritardo; mia madre non aveva sentito la sveglia e così mi aveva svegliato praticamente all’ora in cui mi sarei dovuto trovare al check-in. Incazzato a tal punto da non potermi neppure incazzare, ero saltato sulla Punto verde che avevo affittato, e mi ero lanciato verso Milano.
Dopo una sessantina di chilometri era scesa una nebbia fittissima, non ci si vedeva quasi niente, lo scoramento mi aveva assalito, ma l’orologio mi diceva di proseguire. Più per routine che per vera voglia mi ero acceso una Diana ultra, scartando il pacchetto nuovo che tenevo in tasca. Non mi piaceva guidare fumando e neppure fumare guidando.
Ero arrivato all’aeroporto con un ritardo siderale, l’aereo sul quale sarei dovuto salire era già atterrato a Londra. Al desk British Airways c’era una ragazza tipo biancaneve, capelli neri, occhi blu, di un blu intenso come le foto del mare nelle pubblicità o nelle agenzie di viaggi, gentilmente si era preoccupata di me, trovandomi un altro volo ed imputando il mio ritardo alla nebbia e non alla mia coglioneria, e a quella di mia madre. Biancaneve mi aveva detto di non preoccuparmi, e di aspettare seduto sulle panchette di fronte al desk, io la osservavo da lì mentre parlava con una sua collega più anziana, mentre telefonava, spiegava e trovava una soluzione, per me, per me!
Guardandola da lì mi accorsi che la ragazza oltre agli occhi blu, blu mare da agenzia di viaggi, non aveva molte altre qualità fisiche, sotto la divisa della British Airways, tailleur blu scuro con bordi bianchi e rossi, ed un ridicolo capellino di finta paglia con tesa all’insù, che nelle giornate di pioggia non doveva essere indossato, se no si sarebbe riempito d’acqua. Bella o brutta che fosse, però mi stava aiutando, e per quello l’avrei baciata.
Dopo un po’ mi aveva fatto cenno di avvicinarmi al banco, mi aveva sorriso con molta dolcezza e mi aveva detto che non c’era nessun problema, sarei partito comunque quel giorno, anche se sarei dovuto rimanere a Londra per dodici ore, una sosta imprevista, ma in fondo non certo sgradita. A quel punto avrei dovuto chiederle se veniva al bar che le avrei offerto un caffè in segno di riconoscenza, o un cappuccino, un cornetto, una coca, be’ quel che voleva; ma ovviamente ero rimasto in silenzio, le avevo detto grazie, mi ero informato sull’orario in cui avrebbero fatto il check-in , e mi ero allontanato, verso il bar, da solo, per fumarmi un paio di Diana.
All’epoca era ancora permesso fumare negli aeroporti un po’ ovunque, e io mi accesi le mie Diana, un pacchetto molto proletario, bianco con righine orizzontali azzurre e il nome al centro, certo non l’aveva disegnato Armani.
Arrivato a Londra, all’aeroporto di Heatrow, ero subito andato in cerca del desk dell’American Airways, poiché il mio volo era di quella compagnia; avevo dovuto attraversare tutto l’aeroporto, per giungere al terminal giusto, volevo sapere se c’erano dei problemi, e a che ora mi sarei dovuto presentare per il check-in, ecc. Vabbene arrivare in ritardo una volta al giorno, ma due diventa patologica coglioneria. C’era una ragazza tipicamente yankee, che faceva le domande di rito ai passeggeri, parlando un americano terribile, per di più guastato da un difetto di pronuncia; domandava dove sarebbero andati, chi avrebbero incontrato, se portavano armi, droga, se volevano fomentare una rivoluzione comunista negli states, e altre cazzate del genere. Io mi stavo allenando pian piano a comprendere il suo modo di parlare, e ci stavo facendo l’abitudine, così quando sarebbe stato il mio turno non avrei fatto la solita figura da mangia-spaghetti ignorante. E infatti ero riuscito a spiegarmi molto bene, dicendole che la British mi aveva cambiato il biglietto, e dato un posto sul loro volo per Manama; lei continuava a guardarmi perplessa, mi domandavo se per caso lei era capace di dire solo quelle domande rituali da doganiera americana, ma poi ero dovuto ricredere.
<Sei sicuro di voler andare a Manama con la nostra compagnia?> Mi aveva chiesto
<Qui c’è scritto volo AA 014, AA siete voi no? American Airways>
<Sì, sì, ma noi non voliamo fino a Manama>
Cosa cazzo stava dicendo quell’idiota bocca storta di una yankee?
<Senti non ti spiace controllare quello che c’è scritto su questo foglio? Perché alla British mi hanno detto che non c’erano problemi, di venire da voi, che mi avreste dato il biglietto.>
La ragazza aveva preso il foglio compilato dalla biancaneve di Linate, e lo aveva sottoposto all’attenzione di due impiegati dietro il desk, un negrone alto due metri, con un fisico da giocatore di football, piuttosto che da impiegato di linee aeree, ed un’altra ragazza ancor più yankee, mora e con un rossetto tipo barbie, veramente orrida. Secondome nessuno dei due capiva qualcosa, avrei voluto urlare.
Finalmente mi avevano dato il loro responso, il volo era sì AA cioè American Airways, ma veniva operato dalla Gulf Air, GF, quindi dovevo rivolgermi al loro desk, ma dovevo aspettare fino alle sei di sera, perché la Gulf Air non aveva voli prima della sera, allora teneva il desk chiuso, però lì c’era un telefono, ed avrei potuto telefonare gratuitamente agli uffici di Londra della Gulf. Efficienza americana! Mezz’ora di tempo per dirmi di rivolgermi ad un’altra compagnia; e come se non bastasse il bancone della Gulf era a dieci metri da quello della AA, sulla destra, iniziai a dubitare che fossero mai stati sulla luna.
Mi ero accesa una Diana ultra e mi ero incamminato verso l’uscita, con la borsa a mano, pesante e scomoda da portare. Per mia fortuna ero vestito abbastanza pesante, con la tuta verde dei Celtic Glasgow ed un giacconemolto imbottito ed impermeabile; infatti a Londra faceva freddo e pioveva, non certo il clima che avrei trovato in Bahrein.
Le strade di Londra sotto Natale sono davvero fantastiche. Vetrine meravigliose, saldi, vestiti, maglioni, cappelli, scarpe, eleganti, alla moda, da ginnastica, scazzato, tutti i generi che si possano mai desiderare.
Era già un bel po’ che giravo, mi ero già fumato mezzo pacchetto di Diana, un po’ per il disagio di essere solo, senza meta, in terra straniera, costretto a non fare un cazzo fino alle sei di sera. Per sentirmi un po’ più normale mi ero messo a guardare le vetrine, in cerca di qualche cosa di interessante da comprarmi. Fare acquisti ti omogeneizza alla massa, tutti nella nostra società globale comprano qualcosa, comprare è come andare in televisione, un attestato di presenza sulla terra, ed aggirarsi con un sacchetto di un negozio qualsiasi ti fa sembrare normale, nessuno ti guarda storto, pensando “ma cosa ci fa questo perdigiorno in centro, se non si è neppure comprato qualcosa?â€.
Infatti mi sono assimilato e ho comprato un paio di “Church’s†quel pomeriggio, bellissime, costosissime scarpe da pioggia nere con i laccetti, i buchi, lucide e splendenti, in saldo, ovviamente. Scarpe che mi accompagnarono per molti giorni in ufficio, quando non fumavo più le Diana Ultra da operai (o da studente squattrinato), ma mi ero lanciato addirittura su un’icona della borghesia, le Philipps Morris (One), ma questa sarà un’altra storia.